AICI

Associazione delle istituzioni di cultura italiane.

L’AICI è stata costituita nel 1992 da un gruppo di associazioni, fondazioni e istituti culturali di grande prestigio e consolidata attività. I suoi Soci, distribuiti sul territorio nazionale, svolgono attività di ricerca, conservazione e promozione nei più diversi ambiti della produzione culturale.

La missione istituzionale dell’AICI, svolta attraverso gli organi associativi, è quella di “tutelare e valorizzare la funzione delle Istituzioni di cultura, nelle quali la Costituzione della Repubblica riconosce una componente essenziale della comunità nazionale” (art. 2 dello Statuto).

Un fronte comune verso una public social responsability

Il senso e le ragioni di una rete associativa nazionale – Valdo Spini, Presidente AICI,

L’Aici (Associazione delle Istituzioni Culturali Italiane), si muove nella società civile, associando attualmente 108 tra Fondazioni e Istituzioni culturali del nostro paese, mentre altre adesioni sono in arrivo. Molte delle Fondazioni e degli istituti che la compongono vedono un ruolo importante del volontariato, anzi non si reggerebbero senza questo. Dall’altro lato, evidentemente non sono legate a logiche di profitto o di mercato. È talvolta difficile quindi giudicarne l’operato, ma recentemente una serie di parametri sono stati elaborati in merito, come ci ha ricordato la relazione di Irene Sanesi.
La nostra membership è diffusa su tutto il territorio nazionale. Comprende Accademie come l’Accademia della Crusca, fondazioni storico-politiche di tutto l’arco politico-parlamentare italiano, fondazioni di cultura musicale, di storia dell’industria etc. Istituti grandi, con notevoli risorse ed istituti piccoli che cercano con molta fatica di trovare i fondi per sopperire alle esigenze della loro attività. Che cosa hanno in comune, allora, delle realtà così differenziate? La volontà di fare rete e in questo modo di diffondere la cultura. Nello stesso momento l’intensificazione della conoscenza reciproca costituisce uno stimolo a modernizzarsi e ad aprirsi a nuove esperienze, in particolare per quanto riguarda gli sviluppi della rete e delle sue potenzialità.

Abbiamo svolto, anche un’indagine interna mediante questionari, sulla “età” dei nostri soci, le loro strutture e quant’altro. Ne è uscito un panorama molto interessante che è stato pubblicato in allegato agli atti della nostra IV conferenza nazionale, svoltasi nel 2017 a Trieste (un’altra delle nostre caratteristiche è quella di alternare Nord, Sud, e centro come sedi delle nostre iniziative).

L’Aici, per parte sua, intende collaborare, per quanto attiene all’area della cultura, per la corretta e attenta attuazione della nuova normativa sul terzo settore, una normativa importante e complessa, dalla quale ci si attende un importante impulso in settori importanti della vita del nostro paese. In tal senso preziosa è la collaborazione con il Gruppo Economia e Cultura del Collegio nazionale dei Commercialisti per la realizzazione di questo convegno e per quanto ne seguirà.

Per quanto ci concerne più direttamente possiamo sin d’ora affermare che:
a) Le Fondazioni e gli Istituti Culturali manterranno uno stretto rapporto con il Mibac e autonomamente valuteranno se cambiare i propri statuti per trasformarsi in enti del terzo settore così passando alla vigilanza del Ministero del Lavoro. Occorre operare affinché, in ogni caso, anche le fondazioni e gli istituti non coinvolti nella nuova disciplina non subiscano penalizzazioni sul piano fiscale, così come su quello dell’accesso alla contribuzione pubblica: su questo, anche in considerazione delle importanti dichiarazioni del Direttore Generale, dr.ssa Paola Passarelli, come Aici auspichiamo che da parte governativa vengano chiariti gli aspetti meno limpidi della nuova normativa.

b) Le Fondazioni e gli Istituti Culturali e le stesse imprese culturali che volessero rifondarsi in modo da entrare nella tipologia della legge sul terzo settore potranno continuare ad intrecciare variamente la loro esperienze ed attività con quelle che non opteranno per la trasformazione, in modo da non creare una separatezza all’interno dell’area della cultura. Il ruolo dell’Aici come rete delle Fondazioni e Istituti Culturali del nostro paese mi sembra quindi utilissimo e da sviluppare ulteriormente.

c) Quanto alla Rete Associativa Nazionale prevista dal Codice del Terzo Settore, questa e le altre reti articolate sul territorio hanno funzioni importanti, anche di autogoverno e di autocontrollo del settore. L’Aici, con la sua ampia ed articolata presenza sul territorio costituisce già un “reticolo” di associazione e fondazioni culturali, nello spirito anche se non nella precisa lettera della legge sul terzo settore. Naturalmente con riferimento all’ambito della cultura. Pertanto, aldilà del fatto che essa possa immediatamente assumerne la veste giuridica prevista dalla legge, si offre fin d’ora come punto di riferimento e di stimolo in questo senso. Ci proponiamo di compiere i passi opportuni sia sul Forum del terzo settore sia sul Ministero del lavoro per presentare la nostra realtà.

Dobbiamo operare all’insegna della condivisione della cultura e delle attività culturali e tutto quello che si muove intorno all’attuazione della legge sul terzo settore può essere un’occasione in questo senso. La legge prevede peraltro delle importanti agevolazioni fiscali: dobbiamo tutti operare perché la ricchezza privata italiana accumulata, che è molto consistente trovi la via dell’investimento e del sostegno alla cultura e alle sue attività estendendo istituti come lo Art Bonus anche alle attività di Fondazioni e Istituti Culturali.

Proporremo tutta questa tematica alla nostra prossima conferenza nazionale, la Va della serie, (Ravello, 8-10Novembre 2018), cui peraltro interverrà nello specifico anche il dr. Marco D’Isanto.

Inutile ricordare quanto sia ampia la presenza della cultura nel settore del no profit. Il direttore generale del Ministero del Lavoro, Lombardi ha ricordato che secondo l’Istat, il 68% delle attività non profit sono rappresentate dalle due categorie cultura, sport e turismo; istruzione e ricerca.
È un dato molto significativo per quanto attiene all’importanza di questo settore per la vita del nostro paese, proprio in tema di identità, di coesione e, torniamo a dirlo, di condivisione in un momento che vede frammentazioni e lacerazioni sia nella trasmissione della cultura tra le generazioni, sia come effetto della crisi di molti corpi intermedi e più in generale nei fenomeni economici e sociali conseguenti all’andamento dei processi di globalizzazione nel mondo.

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